Mercoledì 9 settembre 2020 sarà senza ombra di dubbio una data fondamentale nel processo sulla morte di Marco Vannini. La Corte d’appello d’assise ha fissato infatti l’udienza per ascoltare l’unica testimone oculare di quelle ore drammatiche della notte tra il 17 e 18 maggio del 2015, Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli. La Giorgini, finita sotto processo insieme al resto della famiglia, è sempre stata assolta dalle accuse: questa volta però sarà obbligata a raccontare la verità in qualità di testimone. Durante l’udienza di questa mattina ha parlato proprio Federico Ciontoli, dichiarando:
«Mio padre diceva che Marco si era spaventato per uno scherzo, e io gli credetti perché non c’era nessuna ragione per non farlo. Non c’era niente che mi spinse a non credere in quello che mio padre chiamò ‘colpo d’aria’, del cui significato non mi interessai più di tanto essendo stato solo uno scherzo.
Federico Ciontoli ha insistito a ripetere che il suo comportamento sarebbe stato quello di una persona preoccupata di quanto stava accadendo:
“Se avessi voluto nascondere qualcosa perché avrei chiamato subito l’ambulanza di mia spontanea volontà dicendo che Marco non respirava e perché avrei detto a mia madre che non mi credevano e di fare venire i soccorsi immediatamente? Vi prego: non cadete in simili suggestioni che sono totalmente contraddette dalla realtà”.
“Dichiarazioni vergognose, nemmeno una parola per Marco“, ha commentato subito dopo Marina Conte, madre di Marco, allibita dalle dichiarazioni di Federico Ciontoli.”Ancora non riescono a capire che è morto un ragazzo di 20 anni. Continuano a girare il coltello nella ferita. E’ ora di ridare dignità a mio figlio“.

E’ stato fissato anche il calendario del processo e il 23 settembre è prevista sentenza: un processo bis in secondo grado dopo l’annullamento del precedente appello deciso dalla Cassazione lo scorso 7 febbraio. Un percorso giudiziario caratterizzato da molte zone d’ombra, già con due sentenze pronunciate che raccontano tra loro verità contrastanti.